18 MayAvvocato pentito. Episode 22

Tribunale “magister vitae” verrebbe da dire. Lunghe attese, ingiustizie, qualche soddisfazione ogni tanto, uffici che si spostano senza preavviso, documenti che spariscono e si perdono, confusione, gente che corre, gente che piange, gente che urla, sfaccendati nei corridoi, fumatori esiliati nella scala antincendio, cancelllieri impazienti ed annoiati, giudici…no, va beh, lasciamo stare. Sono stanca dalla noia causata da tre giorni di full immersion in Tribunale che neanche fossi stata in carcere. Aspetta di qua e aspetta di là, ho dovuto riflettere su due cose. La prima: perchè i tribunali devono per forza essere progettati da Dedalo in persona su ordine di Minosse? Dopo 10 anni che mi perdo nel Tribunale di Milano per cercare un ascensore che funzioni, ne ho trovati 8. Uno è sempre “fuori servizio”, uno funziona solo se tieni il ditone premuto applicando la forza di mille braccia,  gli altri sei sono sempre pieni degli stessi soggetti che, prigionieri dell’ascensore stesso, fanno su e giù tra il piano primo e “-1″ aspettando con cauto otttimismo di sbarcare sull’agognato sesto piano. Ma se quello è l’ascensore n. 21, dove sono gli altri 13? Boh… L’alternativa per veri atleti, non malati di cuore, asma, bronchite, sono le scale. Le ho contate ci sono rampe da 21 gradini, rampe da 20 e tra il quinto ed il sesto piano ci sono 4 rampe da 20 scalini, otto piani e un sotterraneo, scale interne, ammezzati. Senza scomodare Einstein viene un numero di poco inferiore ai gradini della torre di Pisa, ma siete matti? La seconda riflessione è una curiosità: mi piacerebbe sapere se colui che ha selezionato i 4 addetti all’ufficio notifiche era un cultore appassionato del Disneyano cartone della “Bella e la bestia“? La somiglianza con Gaston di dei quattro  è inverosimile.  I cloni indossano estate ed inverno – anche in piena tormenta di ghiaccio - magliette serafino (rigorosamente nere) aderenti, bottoncini slacciati fino all’ombelico. Hanno collo taurino e bracciotte, collane di caucciù, pantaloni stretch (neri, che mica scherziamo) e orecchino…. e mentre sono lì che aspetto, mi annoio, muoio di inedia mi apetto che da un momento all’altro qualcuno parta evvaiii ..tutti insieme cantiamo” Il più furbo é Gaston! Il più svelto é Gaston! Il tuo collo é il più forte del mondo Gaston! Non c’é un uomo in città un po’ gagliardo… Paragonabile a te! “.  Quasi non la vedo, una ragazzotta alta “un metro e tanta voglia di crescere” mi sguscia davanti. “Scusa, posso passare io, sai mi chiude..sono in ritardo…devo…fare.. Grazie!”- Cavolo, mi ha fregato, distratta dai cartoni animati non ho fatto in tempo a dire di no! Va beh tanto sono la prossima, no? Ecco brava, NO. “Mi spiace” – sbiascica quasi sottovoce esce un Gaston “..è mezzogiorno…l’ufficio chiude“. Ehh? No aspe…ha già chiavistellato la porta a dovere! ma io sono in coda da 40 minuti, ma …Gaston…dai ti canto la canzone se vuoi…bu..oo..nnnn lavooroo.

05 MayIn medio stat virtus?

Non mai, non sempre, non tutto, non niente. Dopo una vita di assoluti, ho trascorso gli ultimi dieci anni percorrendo la  tanto decantata “via di mezzo”. In una sorta di legge del contrappasso, via via, mi sono accorta che sono e siamo circondati da persone che hanno sempre ragione e che hanno solo un punto di vista giusto: il proprio. Mai un dubbio, mai un offuscamento nel pensiero, mai una frase che inizi con “secondo me…”. Scuotono la testa e ti guardano pieni di rimprovero ed iniziano a “spiegarti” come dovresti vivere. Quale è la strada giusta. Cosa devi dire, non dire e soprattutto pensare. Ok, non sono vegana, non leggo il National Geographic, non vado a messa tutte le domeniche, non mi vesto di cotone crudo, uso l’ammorbidente, aiuto, mi piace macdonald e ok, peccato grave ed imperdonabile: guardo la televisione. “Ma lo sai cosa ci sono nei panini del macdonald?” Marta mi scruta minacciosa con gli occhi a fessura. Diciamo che non lo voglio sapere? Che se poi dovessi uscire dalla mia “via di pace” dovrei ricordarti cara Marta che al liceo tracannavi e mangiavi qualsiasi cosa, poteva essere fatta di coloranti, additivi o veleno, per quello che ti importava. Poi dopo 12 anni di vita dissoluta hai incontrato il guru del bio-eco-equo-solidol-sociale “Albertino”. Con il quale non ti sei sposata perché il matrimonio è “un’istituzione borghese simbolo dell’ipocrisia moderna” e da allora, 3 lunghi anni or sono, quelli come me, stupidi “lobotomizzati dalla grande distribuzione” sono la gramigna che infesta il pianeta terra. Ecco, lo sento lo sta per dire, lo dice sempre: “ti sbagli…ma perché non mi dai mai retta?”- ” Ma Marta, come faccio a darti retta.. E se casualmente io non volessiLasciami sbagliare in pace! Anzi, lasciatemi un po’ di pace tutti. Non voglio parlare con voi. Voglio fare niente, guardare il soffitto, mangiare gelato spalmato sui biscotti, non  voglio ricordarmi di ricordare.  Non vi voglio ricordare. Voglio tornare ad essere assoluta, come voi. Voglio avere sempre ragione e declamare la mia verità dal pulpito ed aspettarmi che tutti apprendano il Verbo. Non voglio essere comprensiva, non voglio essere cortese, non voglio essere paziente, non voglio essere buona. Non sopporto più la sopportazione. O, forse, ho solo bisogno di un buon sonno..buonanotte.

03 MayAvvocato pentito. Episode 21

Se per diventare Giudice devi avere almeno un complesso di inferiorità da far pagare al mondo, per diventare avvocato, al contrario, devi quantomeno essere segretamente convinto che il mondo in tua assenza andrà in frantumi. Alla luce di questo, resto sempre più dell’idea che avrei dovuto fare la fiorista.  Se però gli avvocati sono oggetto di scherno e vengono visti peggio della sabbia negli occhi, allo stesso tempo avere la fortuna di conoscerne diversi ti regala l’opportunità di completare il famoso album Panini del “bestiario legale”. Celo.. Celo..Celo…manca (per fortuna). E allora eccolo qua’ il simpaticone del Tribunale, sorride a tutti, chiama le addette di cancelleria per nome aggiungendo un “cara” e un “tesoro” quà e là. Ma, dietro le quinte del suo studio, gli spuntano due simpatici canini appuntiti con cui azzanna la praticante rea di non avergli ricordato il compleanno del Presidente della supermultinazionalespremisoldi. E poi c’è l’avvocato azzeccagarbugli, occhiali spessi trentatre millimetri che la sera lo chiudono nella sua bara per uscirne la mattina con i capelli unti lungo il viso, impolverato, preso e compreso tra le sue teorie sulla dottrina. Se hai la “fortuna” di incontrarlo al bar ti attacca un bottone spaventoso per “confrontarsi” sull’ultima sentenza del Consiglio di Stato, e tu, che a) non lo conosci, b) non te ne frega niente del Consiglio di Stato, cerchi la via di fuga più vicina millantando di essere cercata dal telefono con la suoneria silenziata…(ma ci crede ancora qualcuno a questa scusa?). Poi c’è la bella di giorno, fa penale, passeggia per i corridoi in perenne attesa dell’udienza, ma affatto tediata della situazione dai suoi trampoli tacco 12, minigonna in pelle umana e labbra rosso fuoco chiacchiera piacevolmente con gli astanti che invece, per niente sereni, magari aspettano di vedere un parente nel gabbiotto. C’è l’isterica che anche se le chiedi “come va” ti aggredisce perchè ..beh perchè l’isterica non  ha mai bisogno di un perchè. C’è il come me non c’è nessuno, c’è il parlo solo e da solo, c’è il lei non sa chi sono io, c’è il dopo di me il diluvio, c’è il quel che mio è mio e quel che è tuo è mio lo stesso, c’è il tutto gli è dovuto, c’è fammi un favore che te ne sarò per sempre ingrato. Ci sono i Civimbelli vattelappesca, i Brambilla e gli Ste’ (per fortuna più rari della figurina di Pizzaballa). E poi c’è Marco, new entry dello studio, appassionato di metereologia che scazza puntualmente ogni previsione. E’ terrorizzato che gli “scassinino” il portatile ed ogni sera si aggira furtivo per lo studio cercando di nasconderlo negli anfratti più assurdi. Una sera lo vedi in ginocchio dietro l’archivio, un’altra appeso sull’armadio. Ha una innata capacità di attirarsi sfighe addosso, se cammina per strada i suoi pantaloni restano impigliati nell’unico spuntone di ferro presente nel quartiere e si strappa il pantalone di gessato blu su fino al ginocchio. Mentre si porta le mani al cielo per impedirsi di imprecare sbatte il gomito sullo spigolo del negozio di frutta. Se maneggia una tazzina gli si frantuma in mano. Addirittura, leggende metropolitane narrano che i piccioni sul cornicione non aspettino altro che lui esca dal portone. Marco ci rallegra la giornata, ogni giorno gliene capita una nuova e tutto ciò ci fa sorridere pensando a quanto siamo fortunati. In fondo se ci va tutto storto, c’è Marco che ridimensiona le nostre sfighe. Perciò ottimismo per tutti… E celo celo..buon lavoro..

23 AprAvvocato pentito. Episode 20

E’ Lunedì e pare che oggi andrò a lavorare dal simpadellacumpa, o altrimenti detto avvocato “Stè”. Forse non l’ho esattamente deciso ma, al contrario dei salmoni, seguo la corrente. La situazione è talmente surreale che la folle che c’è in me vuole vedere che succede. “Ciao tu che vuoi?” - Che gentilezza, un buon inizio -”Dovrei cominciare oggi a lavorare qui , sono l’avvo…” – “Ma sì Cla’ è quella nuova ..” Va bene l’informalità‘ ma “quella nuova”, neanche fossi una T-Shirt! – “Entri o fai la muffa sulla porta?”- “Ma c’è sempre questo simpatico clima amichevole qui dentro?”- “Ah aha ahahahaha” – è Stè che spunta da dietro la porta del bagno ” lei è l’avvocato Claudia Fortezza..un nome una garanzia!! Ahaha, vieni vieni, anzi andiamo a prendere un caffè al bar, tutti.” Non sono neanche entrata che già siamo in pausa.. Nel tempo che rimetto sù la giacca, ha già coinvolto, due clienti, la segretaria, il vicino di casa e la donna delle pulizie. La strana carovana scende le scale mentre “Stè” ride raccontando a tutti del post intervento emorroidi di sua sorella. Che mi sa tanto che la sorella se la rideva molto meno. Nel bar, Stè tiene banco, saluta e parla con tutti, dopo quaranta minuti siamo ancora lì. Io guardo l’orologio, la segretaria si rimira le unghie a pois nuove di zecca, l’avvocato Fortezza sbuffa e guarda il soffitto. Il vicino di casa, sordo e pure un po’ rincitrullito, continua ossessivamente a chiedere alla donna delle pulizie se ha portato l’ombrello, lei, filippina in Italia da un mese, dice solo “si..si..signore“. Ma fuori non piove. Dopo un’ora e mezza di inutili chiacchiere si torna in ufficio. Mi siedo e dopo trenta secondi suona il telefono, rispondo. “O Fra’, ci facciamo un giro in tribunale?” – E’ Stè, mi sta telefonando da tre metri di distanza. Questo è scemo! Ed io più di lui perché  nonostante continui a pensare che tutto questo sia solo una candid camera, rispondo pure seriamente: “dobbiamo andare in udienza?” – “ma che udienza, si fa un giro, si prende un caffè…” – Un altro caffè? ma se siamo appena tornati? Ma che sei caffeinomane?- “Ehm,  forse sarebbe il caso che rimanessi qui per orizzontarmi un attimo….” – ” EEEH no! Guarda che dobbiamo vedere quel ricorso in cassazione che scade, non puoi andartene. ” FIU…salvata dalla Fortezza, che irrompe furiosa nella stanza di Ste’. Intanto apro i fascicoli davanti a me. Ma “Stè” non demorde. “Dai facciamo un giro……..torniamo subito”. Non mi ricordo perchè e come. Ma dopo due ore abbiamo visitato il negozio di materiale nautico – non so nemmeno in che zona della città ci troviamo – ha acquistato un dispositivo ultrasuoni per gli addominali e siamo in un bar psichedelico che spara musica tecno alle 11 del mattino. Io bevo – costretta – un succo di frutta, lui – spontaneamente – un Negroni. Ha pontificato senza mai tirar fiato e senza che io riuscissi ad annuire a ritmo. Gli argomenti del monologo sono passati dal ramadan (e siamo ad aprile) ai tifoni del centroamerica, dalla crisi del mercato delle auto, al mercato degli obei obei, per finire, si è offerto di vendermi la sua Guzzi d’epoca. Che io non abbia mai parlato è dimostrato dal fatto che non ho la patente da moto, non mi intendo di moto, non compererei mai una moto. In compenso ho un gran mal di testa e sono confusa. Come posso liberarmi? Mi sembra di essere la protagonista del film “Arancia Meccanica”, costretta alla cura ludovico per sopportare questo delirante soliloquio. “Non ce la faccio più “….scusa“,  quasi piagnucolo con il tono di Magda di “Bianco Rosso e Verdone”, lo so che è una domanda che nessuno vorrebbe mai fare,  ma..”possiamo tornare al lavoro?”